Nature Based Solutions e città del BenEssere: quando la natura diventa infrastruttura urbana
Recentemente ho avuto il piacere di dialogare con il Comitato Scientifico di Sesto Capitale – Città del BenEssere sui temi che da anni accompagnano il mio lavoro: il metabolismo urbano, le Nature Based Solutions e il ruolo della natura nella costruzione di città più sane, resilienti ed eque.
L’intervista, pubblicata nel numero di giugno 2026 della rivista, parte da una domanda semplice ma cruciale: come possono le città affrontare le sfide climatiche, sociali e ambientali del nostro tempo migliorando al contempo la qualità della vita delle persone?
La città come organismo vivente
Da molti anni utilizzo il concetto di metabolismo urbano come chiave di lettura dei territori.
Così come un organismo vivente è attraversato da flussi di acqua, energia e nutrienti, anche una città vive grazie ai flussi di materiali, cibo, mobilità, dati ed energia che la attraversano quotidianamente. Comprendere questi flussi significa individuare sprechi, vulnerabilità e opportunità di rigenerazione.
In questa prospettiva, la sostenibilità riguarda non soltanto la riduzione degli impatti ambientali, ma anche la capacità di trasformare tali flussi in benessere diffuso, resilienza e nuove opportunità economiche.
Nature Based Solutions: infrastrutture vive per la città
Le infrastrutture tradizionali, costruite prevalentemente in cemento e asfalto, mostrano sempre più spesso i propri limiti di fronte agli effetti del cambiamento climatico.
Per questo motivo cresce l’interesse verso le Nature Based Solutions (NBS): parchi urbani, corridoi ecologici, alberature, tetti verdi, sistemi di gestione naturale delle acque meteoriche e altre soluzioni che utilizzano i processi naturali per generare benefici ambientali e sociali.
Natura e giustizia climatica
Uno degli aspetti che considero più importanti riguarda il legame tra verde urbano e giustizia climatica.
Le mappe delle temperature urbane coincidono spesso con quelle delle disuguaglianze sociali. I quartieri più vulnerabili sono frequentemente quelli meno dotati di verde e più esposti agli effetti delle ondate di calore e degli eventi climatici estremi.
Per questo motivo le Nature Based Solutions devono essere considerate anche strumenti di equità territoriale, capaci di portare ombra, comfort climatico, salute e qualità dello spazio pubblico proprio dove ce n’è maggiore bisogno.
Il legame con le Food Policy urbane
Un altro tema emerso nell’intervista riguarda il rapporto tra verde urbano e sistemi alimentari.
Quando gli spazi verdi vengono progettati tenendo insieme biodiversità, salute del suolo, gestione dell’acqua e identità territoriale, possono diventare anche infrastrutture alimentari: orti urbani, alberi da frutto, giardini produttivi e spazi educativi che favoriscono l’accesso al cibo fresco e la socialità.
In questo modo le politiche del verde si intrecciano con le Food Policy urbane, creando nuove opportunità di inclusione, educazione e benessere comunitario.
Rigenerare le città come un kintsugi urbano
Nelle conclusioni dell’intervista ho utilizzato una metafora che mi accompagna spesso nelle riflessioni sulla rigenerazione territoriale: quella del kintsugi, l’antica arte giapponese che ripara le ceramiche rotte con venature d’oro.
Le città contemporanee sono attraversate da fratture: fisiche, sociali, ecologiche e relazionali. Le Nature Based Solutions possono diventare quelle “venature d’oro” capaci di ricucire ciò che è stato separato, mettendo in relazione clima, salute, paesaggio, cibo, economia e comunità.
Per approfondire, l’estratto con l’intervista è disponibile qui: