Alla Venice Climate Week 2026, nell’ambito della giornata di lavoro “Planet Aqua – Cities & Adaptation”, ho partecipato come vicepresidente dell’Associazione Analisti Ambientali al Tavolo strategico “Multirischio e città d’acqua”, promosso da Venice Climate Week, ANCI e Università Iuav di Venezia.
Il confronto ha posto al centro una domanda sempre più urgente: come possono le città d’acqua affrontare rischi climatici sempre più complessi, interdipendenti e cumulativi?
Il multirischio climatico è un problema sistemico
Mareggiate, alluvioni, siccità, isole di calore, erosione costiera, subsidenza, perdita di biodiversità, pressione turistica e fragilità infrastrutturale non agiscono più come fenomeni isolati. Si combinano, si amplificano e generano impatti a cascata su territori che spesso ereditano vulnerabilità pregresse: consumo di suolo, impermeabilizzazione, riduzione degli spazi naturali, infrastrutture rigide, frammentazione amministrativa e difficoltà nell’uso integrato dei dati.
Per questo parlare di multirischio climatico significa parlare di sistemi interconnessi, in cui acqua, suolo, biodiversità, infrastrutture, mobilità, turismo, attività economiche, dati e decisioni pubbliche interagiscono continuamente.
In questa prospettiva, il rischio climatico non è solo qualcosa che “accade” a un territorio. È anche il risultato del modo in cui quel territorio è stato costruito, gestito, consumato, protetto o trascurato nel tempo.
Il multirischio, quindi, non è soltanto una somma di eventi estremi. È il segnale di un metabolismo territoriale che deve essere riletto e riequilibrato.
Biodiversità e Nature-Based Solutions come infrastrutture di sicurezza climatica
Nel lavoro dell’Associazione Analisti Ambientali, la biodiversità non è considerata un elemento accessorio o un vincolo separato dallo sviluppo. È una componente strutturale della resilienza dei territori.
Le Nature-Based Solutions, il ripristino ecologico, la rinaturalizzazione dei corsi d’acqua e dei bacini idrici, la tutela delle dune, delle zone umide, delle praterie sommerse, dei corridoi ecologici e dei suoli non sono solo interventi ambientali. Sono vere e proprie infrastrutture di sicurezza climatica che proteggono valore economico e, soprattutto, possono crearne di nuovo.
Per questo, nelle città d’acqua, biodiversità e adattamento climatico devono essere letti insieme, come parti di una stessa strategia di rigenerazione territoriale.
Dal bacino alla costa: serve una visione integrata
Per una città costiera o lagunare, il rischio non si governa intervenendo solo sul fronte mare.
La costa è il punto di arrivo di un sistema più ampio: bacini idrografici, fiumi, sedimenti, falde, piane alluvionali, aree agricole, infrastrutture urbane, superfici impermeabili, zone umide e sistemi dunali.
Separare la costa dal bacino significa perdere una parte essenziale della diagnosi.
Una strategia efficace di adattamento climatico deve invece integrare pianificazione di bacino, pianificazione urbana, gestione delle acque, tutela della biodiversità, infrastrutture verdi e blu, strumenti digitali e governance multilivello.
Questo è particolarmente importante per le città d’acqua, dove la geografia del rischio non coincide quasi mai con la geografia amministrativa. I rischi si muovono lungo sistemi idrologici, ecologici e infrastrutturali; le competenze, invece, sono spesso divise tra enti, settori e livelli decisionali.
Il passaggio necessario è quindi da una gestione frammentata del rischio a una governance integrata del territorio.
Blue Communities: ripensare lo sviluppo a partire dall’acqua
Uno dei temi più interessanti emersi durante la Venice Climate Week è quello delle Blue Communities.
Le Blue Communities possono essere lette come comunità, città e territori che non si limitano a difendersi dall’acqua, ma ripensano il proprio modello di sviluppo a partire dalla relazione con l’acqua: acqua dolce, acqua marina, lagune, fiumi, coste, porti, ecosistemi acquatici e comunità locali.
È un tema che sto approfondendo anche a partire dalle esperienze delle Small Island Developing States e dal lavoro sul metabolismo delle isole.
Le isole, in questo senso, sono laboratori anticipatori. Rendono visibili prima di altri territori i limiti fisici, la dipendenza dai flussi esterni, la pressione turistica, la vulnerabilità climatica, la fragilità delle infrastrutture e la necessità di integrare acqua, energia, mobilità, rifiuti, biodiversità, economia e comunità.
Ma ciò che le isole mostrano in modo evidente riguarda sempre di più anche molte città costiere e lagunari del Mediterraneo.
Le Blue Communities possono quindi diventare una cornice utile per ripensare le città d’acqua come sistemi capaci di connettere adattamento climatico, biodiversità, economia blu, partecipazione, dati, governance e sviluppo rigenerativo.
Adattamento climatico e business continuity
Un altro passaggio fondamentale riguarda il rapporto tra adattamento climatico ed economia.
Troppo spesso l’adattamento viene raccontato solo come costo: costo di difesa, costo di riparazione, costo di messa in sicurezza, costo di emergenza.
Ma il mancato adattamento ha a sua volta un costo, spesso molto più alto e meno visibile finché non si manifesta sotto forma di danni, interruzioni, perdita di servizi, crisi logistiche, impatti sanitari, svalutazione degli asset e aumento della vulnerabilità sociale ed economica.
Per le imprese, questo tema è centrale.
Ogni organizzazione dipende dal territorio in cui opera: acqua disponibile, energia stabile, infrastrutture accessibili, logistica funzionante, sicurezza dei lavoratori, comunità resilienti, ecosistemi capaci di fornire servizi essenziali.
Per questo l’adattamento climatico non è solo una questione ambientale o istituzionale.
È una condizione di business continuity.
Investire in biodiversità, Nature-Based Solutions, ripristino ecologico e governance del multirischio significa ridurre l’esposizione, prevenire interruzioni, proteggere valore economico e creare nuove opportunità di sviluppo.
In questa prospettiva, l’adattamento climatico può diventare un investimento in continuità operativa, capitale naturale e rigenerazione territoriale.
Dati, tecnologie e capacità di agire
Durante il tavolo è emerso con forza anche il tema dei dati.
Digital twin, intelligenza artificiale, dati satellitari, modelli predittivi, stress test, simulazioni e sistemi informativi avanzati possono offrire strumenti importanti per comprendere meglio il multirischio climatico.
Ma il dato, da solo, non basta.
Serve trasformare il dato in informazione, l’informazione in conoscenza, la conoscenza in consapevolezza e la consapevolezza in azione.
Il vero nodo non è solo produrre più dati, ma costruire le condizioni istituzionali, normative, organizzative e culturali perché quei dati vengano usati in modo efficace nelle decisioni pubbliche e private.
Le tecnologie possono supportare il cambiamento, ma non sostituirlo. La sfida è costruire sistemi decisionali capaci di integrare scienza, amministrazioni, imprese, comunità e territori.
La domanda decisiva: cosa impedisce di agire?
Molte soluzioni tecniche per l’adattamento climatico esistono già.
La domanda, allora, diventa: cosa impedisce ai territori di adottarle prima dell’emergenza?
Qui il tema non è più solo tecnico. È anche culturale, cognitivo, organizzativo e politico.
Serve cambiare il modo in cui raccontiamo il rischio climatico: non più come qualcosa di lontano, episodico o inevitabile, ma come un segnale del funzionamento attuale dei nostri territori.
E serve cambiare il modo in cui raccontiamo l’adattamento: non solo prevenzione di un danno futuro, ma costruzione attiva di valore, sicurezza, continuità, qualità urbana e sviluppo rigenerativo. Uno slittamento di percezione, da focus sulla prevenzione a focus sulla promozione.
Reimparare a funzionare con l’acqua
Le città d’acqua devono reimparare a funzionare con l’acqua.
Questo significa riconoscere l’acqua come infrastruttura vitale, come matrice ecologica, come elemento identitario, come rischio da governare e come leva di rigenerazione territoriale.
Significa passare da una logica di risposta emergenziale a una logica di adattamento trasformativo.
Significa considerare biodiversità, servizi ecosistemici, Nature-Based Solutions, dati, governance e comunità come parti di una stessa strategia.
La sfida delle città d’acqua è trasformare l’adattamento climatico in una nuova capacità di futuro.
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